Tornare alle radici.
Un viaggio che viene da dentro.
Milioni di italiani nel mondo portano con sé un’eredità fatta di storie, sapori, dialetti e nomi scritti sui muri di chiese lontane. Il turismo delle radici è il ponte che li riporta a casa.
Tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra, oltre 30 milioni di italiani lasciarono la propria terra in cerca di un futuro migliore. Partirono dai piccoli borghi del Sud, dalle valli alpine, dalle coste siciliane e sarde, portando con sé poco più di una valigia e un nome da conservare. I loro discendenti — sparsi tra le Americhe, l’Australia, il Nord Europa — non hanno dimenticato. Anzi: molti di loro sognano di fare il viaggio al contrario, di risalire quella corrente che li ha portati lontano e di toccare con mano il luogo da cui tutto ha avuto inizio.
Il turismo delle radici nasce proprio da questo desiderio. Non è semplicemente un viaggio in Italia: è un atto di ricongiungimento emotivo, un pellegrinaggio laico verso la propria storia. Si visita il paese del bisnonno, si consulta il registro parrocchiale, si bussa alla porta di chi porta ancora lo stesso cognome. Si scopre che un posto a tavola, in fondo, è sempre rimasto libero.